La più antica frase compiuta della lingua egiziana mostra l’importanza del culto di Seth nell’Antico Regno
Riprendiamo un articolo dal nostro vecchio sito per approfondire e chiarire alcuni degli elementi basilari del culto di Seth.

In un pezzo a sua firma, scritto per celebrare l’apertura della Galleria della Scrittura e intitolato “Gli egizi e la forza divina dei geroglifici”, il direttore del Museo Egizio di Torino Christian Greco scriveva su Repubblica:
“La prima locuzione completa che dimostra una certa complessità linguistica risale alla fine della seconda dinastia (2690 a.C. circa) ed è stata ritrovata su un sigillo a cilindro del faraone Peribsen in cui leggiamo: il dorato ha unificato le due terre per suo figlio, il signore dell’Alto e del Basso Egitto, Peribsen.”
Senza indulgere in polemiche, si resta piuttosto perplessi di fronte alla traduzione fornita dal buon direttore: “il dorato ha unificato le due terre per suo figlio” sembra uscita dal vecchio Google Translate, se non la si correda di una qualche spiegazione. Dato che l’articolo non ne offre, abbiamo deciso di farlo noi, e di cogliere questa occasione per cercare di fare chiarezza su alcuni aspetti tanto fondamentali quanto confusi riguardo Seth e il suo culto.
Ma vediamo il reperto di cui si parlava, il sigillo che oggi si trova al British Museum:

La versione del British Museum
La pagina che il British dedica ai dettagli del reperto che ospita ci fornisce un calco del sigillo, anche se parziale, e la traduzione dell’iscrizione.

La traduzione, con qualche interrogativo, è leggermente diversa da quella del direttore Greco:
“The golden one [?] has handed over [?] the Two Lands to his son, the King of Upper and Lower Egypt, Peribsen.”
“Colui che è d’oro [?] ha consegnato [?] le Due Terre a suo figlio, il Re dell’Alto e del Basso Egitto, Peribsen”
Ma almeno c’è una nota all’iscrizione che spiega che l’espressione “colui che è d’oro” si riferisce ad una divinità e che “probabilmente” si tratta di Seth.
L’oro di Nubt
Nell’iscrizione la parola oro compare due volte. Nell’immagine che segue abbiamo il sigillo raffigurato da più angolazioni e quindi possiamo vederne chiaramente tutti i geroglifici.

Non è difficile riconoscere nbw, o nb, reso foneticamente con nub, il geroglifico che rappresenta l’oro usando il disegno di un collare con pendenti.

Il motivo per cui la traduzione del British propone Seth come Divinità indicata con The golden one viene dal nome di Seth Nubty, Seth di Nubt, la città dell’oro, vicina alla miniere del deserto orientale.
Dall’esame dei geroglifici che lo compongono, possiamo notare che tradurre l’epiteto Nubty con “il dorato” o “the golden one” può essere suggestivo ma è errato, perché significa fermarsi al simbolo dell’oro ed ignorare quelli che indicano senza ombra di dubbio l’appartenenza ad un luogo.


Come nel sigillo di Seth Peribsen, l’epiteto Nubty è usato molto spesso per indicare Seth anche da solo, ovvero senza il geroglifico dell’animale sethiano, ma non sempre viene reso con l’equivalente fonetico dei suoi geroglifici.
Un’altra traduzione di Nubty
La nostra immagine di copertina viene da Wikimedia Commons, e la descrizione del sigillo che troviamo nei dettagli della foto dà una versione dell’iscrizione ancora diversa:
Seal impression, found at Abydos, naming king Peribsen of the Ancient Egyptian 2nd Dynasty, including the oldest known complete sentence in Egyptian (c. 2690 BC): “The Ombite (i.e. Set) has given the Two Lands to his son, Dual King Peribsen.”
Impronta di sigillo, trovata ad Abydos, che nomina il re Peribsen della seconda dinastia dell’Antico Egitto, che include la più antica frase completa conosciuta in egiziano (circa 2690 aC): “L’Ombita (ovvero Seth) ha dato le Due Terre a suo figlio, il Re Duale Peribsen.”
Re Duale traduce l’espressione nsw.t-bjtj, Nesut Bity, letteralmente Colui che appartiene al falasco e all’ape, simboli dell’Alto e del Basso Egitto, ovvero le Due Terre.
Ma come siamo passati dal Dorato all’Ombita? Andiamo con calma, perché la questione è stata a lungo molto confusa.
Le due Ombos di Seth
La Nubt di Nubty nel sigillo di Seth-Peribsen è una località che si trova presso la moderna Naqada, città che dà il nome alla cultura predinastica egiziana grazie ai reperti ritrovati nella sua area.
Ombos, dal greco Ὄμβος e poi in latino Ombos,i, è il nome con cui i greci identificarono le due città egiziane chiamate Nubt: la Nubt di Naqada e la Nubt oggi conosciuta come Kom Ombos, entrambe legate al culto di Seth, anche se in modo diverso, come vedremo in un articolo in programma.
Da Ombos deriva quindi il termine Ombita, colui che dimora nella città di Ombos, intendendo molto probabilmente ma non in modo esclusivo la prima, quella di Naqada, ed Ombita è il modo più diffuso – e semanticamente corretto – di tradurre l’epiteto Nubty.
La prevalenza dei termini greci
Ancora oggi la massima parte dei termini con cui indichiamo le Divinità ed i luoghi dell’antico Egitto sono le versioni greche dei nomi egiziani.
Questo si deve in primo luogo alla dinastia dei Tolomei (305 – 30 a.C.) che ha imposto il greco come lingua ufficiale dello Stato, uso poi in larga misura mantenuto nel periodo romano (30 a.C. – 642 d.C).
Dalla conquista araba nel settimo secolo d.C., sia il greco che l’egiziano vennero poi gradualmente sostituiti dall’arabo, l’egiziano cadde in completo disuso e fu dimenticato.
Soltanto a partire dalla scoperta della stele di Rosetta nel 1799 iniziò un lavoro sistematico per decifrare e quindi recuperare l’antica lingua egiziana.
La prevalenza dei termini greci si deve quindi sia al fatto che per un paio di millenni hanno sostituito quelli nativi nella lingua della cultura, sia alla enorme difficoltà della ricostruzione dell’egiziano antico, ancora oggi per molti versi incerta e controversa, soprattutto nella pronuncia.
Il perdurare dei pregiudizi ottocenteschi
Alle innegabili difficoltà linguistiche dobbiamo aggiungere i profondi pregiudizi culturali degli studiosi ottocenteschi, e dobbiamo anche constatare come questi pregiudizi continuino in gran parte a gravare sulla ricerca contemporanea.
Quanto alla percezione popolare della cultura dell’antico Egitto, resta ancora in gran parte legata alle versioni ottocentesche dei testi, che non sono solo parziali e piene di errori come è comprensibile per dei primi tentativi di decifrazione, ma sono anche distorte dai pregiudizi e dalle aspettative dei vittoriani, su tutte quella di vedere in Osiride una prefigurazione del Cristo. Nelle tribune Newage ma anche nei circoli esoterici più colti vediamo ancora circolare equivalenze terrificanti fra Iside e la Vergine Maria, e naturalmente fra Satana e Seth.
Questi pregiudizi sono alla base della profonda incomprensione e sottovalutazione che ancora impedisce uno studio adeguato del culto di Seth, che, insieme a quello di Min, Neith ed Horus il Maggiore, è il più antico della cultura egiziana.
La sua demonizzazione perdura evidente anche nella superficialità quasi superstiziosa con cui si glissa sulla sua presenza nella più antica testimonianza compiuta della lingua egiziana. Non credete che sia emblematico che persino dove si analizzano nel dettaglio i geroglifici che ne compongono la frase se ne ometta il soggetto?

Peribsen e il culto di Seth
Comunque, consultando le fonti che vengono citate dai curatori che ci offrono questa analisi dei geroglifici, ci sembra di poter affermare che la traduzione migliore dell’iscrizione del nostro sigillo sia “L’Ombita ha unito le Due Terre per suo figlio, il Re dell’Alto e del Basso Egitto Peribsen”.
Di quest’ultimo, di come non solo nell’Antico Regno diversi faraoni abbiano scelto Seth come loro Divinità tutelare e di come lo stesso nome Peribsen dimostri che nella Seconda Dinastia Seth ed Horus (il Maggiore, non l’omonimo figlio di Iside) avevano pari e complementari dignità, parleremo in altri articoli che abbiamo in programma.